Il governo degli Stati Uniti “pirata” le compagnie di cellulari cinesi per raccogliere milioni di messaggini sms di testo. Edward Snowden, la cosiddetta ‘talpa’ del Datagate, lo racconta in un articolo pubblicato dal quotidiano di Hong Kong South China Morning Post.
Il governo di Hong Kong per ora non ha risposto alla richiesta americana di arrestare ed estradare Edward Snowden, ex analista dei servizi segreti americani che ha denunciato l’esistenza di una vasto programma di intercettazioni illegali.
Per il governo del territorio si tratterà di una prova difficile. Hong
Kong è una Speciale regione amministrativa (Sar) della Cina che gode di
una forte autonomia, ma quando sono in gioco decisioni rilevanti per la politica internazionale
dipende da Pechino. E’ legata agli Usa da un trattato per
l’estradizione, che però esclude i reati ‘politici’, tra i quali
potrebbe rientrare lo spionaggio. E le rivelazioni di Snowden su questo
nuovo capitolo del Datagate potrebbero in qualche modo incidere sulle
decisioni da prendere.
Nelle ultime settimane sia l’opinione
pubblica hongkonghese che quella cinese si sono pronunciate con forza
contro l’estradizione di Snowden. L’ex-analista è in territorio di Hong
Kong da fine maggio e si ritiene che si trovi ancora lì. La notizia che
un imprenditore islandese avrebbe affittato un aereo privato per portare
l’analista a Reykjavik, dove potrebbe avere asilo politico, è stata
smentita da fonti locali.
“La Nsa pirata delle
compagnie di telefono portatile cinese per rubare tutti i vostri sms -
dice Snowden – Ho le prove su ciò che affermo”. Stando al quotidiano,
che pubblica le sue dichiarazioni, l’ex analista non cita alcun
documento a riguardo. Secondo statistiche ufficiali citate dal South
China Morning Post, i cinesi si sono scambiati circa 900 miliardi de
messaggi di testo nel 2012, il 2,1% in più rispetto al 2011. L’articolo
non rivela come la presunta pirateria abbia avuto luogo, ma afferma che
gli esperti cinesi della cyber sicurezza da diverso tempo sono preoccupati sugli attacchi “clandestini” condotti con apparecchiature straniere.
Il fondatore di Wikileaks, Julian Assange, esule nell’ambasciata dell’Ecuador a Londra,
ha lanciato un appello perché “Paesi coraggiosi” si facciano avanti e
offrano asilo a Snowden. “Oggi il calvario di Snowden è appena
cominciato”, ha detto Assange in un discorso messo in rete da Wikileaks.
“Il governo spia ciascuno di noi, ma invece è Edward Snowden a essere
accusato di spionaggio per averci avvertito”, ha aggiunto l’australiano.
La
denuncia penale nei confronti di Snowden è stata presentata alla Corte
Distrettuale di Alexandria, in Virginia: il documento datato 14 giugno è
stato pubblicato solo nelle ultime ore e consente agli Stati Uniti di
chiedere all’Interpol un ‘codice rosso’, lo strumento
più vicino a un mandato di arresto internazionale, per fermare Snowden
nel caso in cui tentasse di muoversi. La ‘talpa’ ha una varie opzioni
legali a Hong Kong, inclusa la possibilità di chiedere asilo
e contestare ogni eventuale richiesta di trasferimento in un tribunale
americano. A giocare a favore di Snowden, secondo gli esperti, è il
fatto che l’amministrazione Obama incontrerebbe
difficoltà legate alla propria immagine nel caso di uno scontro pubblico
sullo status di Snowden stesso perché creerebbe tensione fra il più
volte ribadito impegno del presidente americano verso la trasparenza e le libertà civili e la senza precedenti fuga di notizie.
Se e quando decidessero di arrestarlo, Snowden avrebbe la possibilità di presentare un appello per la sua liberazione
ma si troverebbe in ogni caso – secondo il New York Times – di fronte a
un nuovo problema: l’uomo ha un visto di 90 giorni che scade alla metà
di agosto e questo concederebbe alle autorità di Hong Kong un ulteriore
motivo per tenerlo sotto custodia.
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mercoledì 25 dicembre 2013
Edward Snowden
Edward Joseph Snowden (Elizabeth City, 21 giugno 1983) è un informatico statunitense.
Ex tecnico della Central Intelligence Agency (CIA) e fino al 10 giugno 2013 collaboratore della Booz Allen Hamilton (azienda di tecnologia informatica consulente della NSA, la National Security Agency), è noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, fino ad allora tenuti segreti.[1] Attraverso la collaborazione con Glenn Greenwald, giornalista del The Guardian che ha pubblicato una serie di denunce sulla base di sue rivelazioni avvenute nel giugno 2013, Snowden ha rivelato diverse informazioni su programmi di intelligence secretati, tra cui il programma di intercettazione telefonica tra Stati Uniti ed Unione europea riguardante i metadati delle comunicazioni, il PRISM, Tempora e programmi di sorveglianza Internet.
Snowden ha affermato che le rivelazioni costituiscono uno sforzo "per informare il pubblico su ciò che viene fatto in loro nome e quello che è fatto contro di loro".[2] Le rivelazioni di Snowden riguardano alcune fra le violazioni più significative della storia della NSA. Matthew M. Aid, uno storico di intelligence di Washington, ha affermato che le sue rivelazioni hanno "confermato i sospetti di lunga data che la sorveglianza della NSA negli Stati Uniti è più invasiva di quanto pensavamo".
Il 14 giugno 2013 i procuratori federali degli Stati Uniti hanno presentato a Snowden una denuncia, resa pubblica il 21 giugno, con accuse di furto di proprietà del governo, comunicazione non autorizzata di informazioni della difesa nazionale e comunicazione volontaria di informazioni segrete con una persona non autorizzata. Le ultime due accuse sono sottoposte alla legislazione sullo spionaggio.[3]
Il primo contatto tra Snowden e la documentarista Laura Poitras avviene nel gennaio 2013. Secondo Poitras, Snowden ha scelto di contattarla dopo aver visto la sua relazione su William Binney, un informatore della NSA, sul The New York Times. Lei è un membro del consiglio della Fondazione sulla libertà di stampa insieme con il giornalista Glenn Greenwald. Greenwald, reporter per il The Guardian, ha detto di aver lavorato con Snowden da febbraio, e Barton Gellman, che scrive per il Washington Post, dice che il suo primo "contatto diretto" è stato il 16 maggio. Tuttavia, Gellman sostiene che Greenwald fu coinvolto solo dopo che il Washington Post si rifiutò di garantire la pubblicazione dei documenti completa entro 72 ore.
Gellman dice di aver detto a Snowden "Non garantiamo quando e quello che pubblicheremo... Snowden rispose succintamente, mi dispiace che non siamo riusciti a mantenere questo progetto unilaterale. Poco dopo entrò in contatto con Glenn Greenwald del quotidiano britannico The Guardian». Snowden comunicava tramite posta elettronica crittografata, con il nome in codice di Verax, che significa colui che dice la verità in latino. Ha chiesto di non essere citato a lungo per paura di identificazione con un'analisi semantica.
Secondo Gellman, prima del loro primo incontro di persona, Snowden ha scritto: So che soffrirò per le mie azioni, e che il ritorno di queste informazioni al pubblico segna la mia fine. Snowden ha anche avvertito Gellman che, una volta pubblicati gli articoli, i giornalisti che avessero collaborato con lui sarebbero diventati bersagli della CIA rischiando pertanto la propria vita "nel caso in cui pensino che voi siete il punto nevralgico eliminato il quale le rivelazioni avranno fine restituendo loro la proprietà delle informazioni". Snowden ha descritto la sua esperienza con la CIA a Ginevra come formativa, affermando che la CIA, prese un banchiere ubriaco svizzero e lo incoraggiò a guidare sino a casa.
Quando quest'ultimo fu arrestato, un agente della CIA si offrì di intervenire in aiuto, per infine reclutarlo. Il consigliere federale svizzero Ueli Maurer ha commentato: Non mi sembra che sia probabile che questo incidente sia avvenuto come è stato descritto da Snowden e dai media. Le rivelazioni arrivano in un momento delicato per le relazioni USA-Svizzera dal momento che il governo svizzero tenta di approvare una legge che consente una maggiore trasparenza bancaria. In seguito, il Guardian pubblica anche la notizia di spionaggio USA ai danni di diplomatici dell'Unione Europea. La stampa italiana ribattezza il caso, chiamandolo datagate[13]
Ex tecnico della Central Intelligence Agency (CIA) e fino al 10 giugno 2013 collaboratore della Booz Allen Hamilton (azienda di tecnologia informatica consulente della NSA, la National Security Agency), è noto per aver rivelato pubblicamente dettagli di diversi programmi di sorveglianza di massa del governo statunitense e britannico, fino ad allora tenuti segreti.[1] Attraverso la collaborazione con Glenn Greenwald, giornalista del The Guardian che ha pubblicato una serie di denunce sulla base di sue rivelazioni avvenute nel giugno 2013, Snowden ha rivelato diverse informazioni su programmi di intelligence secretati, tra cui il programma di intercettazione telefonica tra Stati Uniti ed Unione europea riguardante i metadati delle comunicazioni, il PRISM, Tempora e programmi di sorveglianza Internet.
Snowden ha affermato che le rivelazioni costituiscono uno sforzo "per informare il pubblico su ciò che viene fatto in loro nome e quello che è fatto contro di loro".[2] Le rivelazioni di Snowden riguardano alcune fra le violazioni più significative della storia della NSA. Matthew M. Aid, uno storico di intelligence di Washington, ha affermato che le sue rivelazioni hanno "confermato i sospetti di lunga data che la sorveglianza della NSA negli Stati Uniti è più invasiva di quanto pensavamo".
Il 14 giugno 2013 i procuratori federali degli Stati Uniti hanno presentato a Snowden una denuncia, resa pubblica il 21 giugno, con accuse di furto di proprietà del governo, comunicazione non autorizzata di informazioni della difesa nazionale e comunicazione volontaria di informazioni segrete con una persona non autorizzata. Le ultime due accuse sono sottoposte alla legislazione sullo spionaggio.[3]
Il primo contatto tra Snowden e la documentarista Laura Poitras avviene nel gennaio 2013. Secondo Poitras, Snowden ha scelto di contattarla dopo aver visto la sua relazione su William Binney, un informatore della NSA, sul The New York Times. Lei è un membro del consiglio della Fondazione sulla libertà di stampa insieme con il giornalista Glenn Greenwald. Greenwald, reporter per il The Guardian, ha detto di aver lavorato con Snowden da febbraio, e Barton Gellman, che scrive per il Washington Post, dice che il suo primo "contatto diretto" è stato il 16 maggio. Tuttavia, Gellman sostiene che Greenwald fu coinvolto solo dopo che il Washington Post si rifiutò di garantire la pubblicazione dei documenti completa entro 72 ore.
Gellman dice di aver detto a Snowden "Non garantiamo quando e quello che pubblicheremo... Snowden rispose succintamente, mi dispiace che non siamo riusciti a mantenere questo progetto unilaterale. Poco dopo entrò in contatto con Glenn Greenwald del quotidiano britannico The Guardian». Snowden comunicava tramite posta elettronica crittografata, con il nome in codice di Verax, che significa colui che dice la verità in latino. Ha chiesto di non essere citato a lungo per paura di identificazione con un'analisi semantica.
Secondo Gellman, prima del loro primo incontro di persona, Snowden ha scritto: So che soffrirò per le mie azioni, e che il ritorno di queste informazioni al pubblico segna la mia fine. Snowden ha anche avvertito Gellman che, una volta pubblicati gli articoli, i giornalisti che avessero collaborato con lui sarebbero diventati bersagli della CIA rischiando pertanto la propria vita "nel caso in cui pensino che voi siete il punto nevralgico eliminato il quale le rivelazioni avranno fine restituendo loro la proprietà delle informazioni". Snowden ha descritto la sua esperienza con la CIA a Ginevra come formativa, affermando che la CIA, prese un banchiere ubriaco svizzero e lo incoraggiò a guidare sino a casa.
Quando quest'ultimo fu arrestato, un agente della CIA si offrì di intervenire in aiuto, per infine reclutarlo. Il consigliere federale svizzero Ueli Maurer ha commentato: Non mi sembra che sia probabile che questo incidente sia avvenuto come è stato descritto da Snowden e dai media. Le rivelazioni arrivano in un momento delicato per le relazioni USA-Svizzera dal momento che il governo svizzero tenta di approvare una legge che consente una maggiore trasparenza bancaria. In seguito, il Guardian pubblica anche la notizia di spionaggio USA ai danni di diplomatici dell'Unione Europea. La stampa italiana ribattezza il caso, chiamandolo datagate[13]
Datagate, nuove rivelazioni di Snowden “Una rete europea per spiare i telefoni”
Una rete europea di sorveglianza di massa delle
comunicazioni, costruita da Germania, Francia, Spagna e Svezia con
l’aiuto del Gchq (Government Communications Headquarters), l’equivalente
britannico dell’americana Nsa. Le ultime rivelazioni di Edward Snowden,
riportate oggi dal Guardian, gettano così
anche l’Europa nell’occhio del ciclone del Datagate mostrando come
quello del «Grande Fratello» non sia un copyright esclusivo degli Usa e
trasformando anche i Paesi europei in colpevoli protagonisti di una rete
di spionaggio andata ben oltre i limiti della privacy. Una rete nella
quale non compare l’Italia anche perché - come riportato dagli stessi
documenti della «talpa» - dotata di servizi di intelligence «litigiosi» e
limitati da «ostacoli legali».
La rete svelata dalle informazioni sottratte da Snowden si sarebbe sviluppata 5 anni fa e prevedrebbe un monitoraggio delle comunicazioni telefoniche e di internet effettuato sia con intercettazioni dirette sia sulla base di relazioni segrete con le compagnie di comunicazione. L’alleanza, definita dal Guardian «elastica ma crescente», avrebbe così permesso all’intelligence di un Paese di coltivare «legami» con le compagnie di un altro Paese per facilitare quella che i documenti definiscono una «pesca a strascico» di dati sul web. Pesca nella quale la britannica Gchq avrebbe avuto un ruolo guida nel consigliare i partner su come aggirare le leggi nazionali che restringono i poteri di sorveglianza dell’intelligence.
Ma gli ultimi “leaks” svelano anche «la frustrazione» degli 007 britannici nei confronti dei loro colleghi italiani, definiti «litigiosi» e «incapaci o non disposti a collaborare tra loro» a dispetto dell’intelligence degli altri Paesi coinvolti nella rete. Il Gchq, secondo i dati riportati dal Guardian, avevano in realtà chiesto all’Aisi di collaborare, trovando tuttavia responso negativo. «Gli italiani sembravano entusiasti ma ostacoli legali potrebbero aver impedito loro di impegnarsi», è scritto nei documenti ai quali, in serata, hanno replicato fonti dell’intelligence italiana. I documenti di Snowden chiariscono che i servizi italiani «sono più garantisti» di quelli di altri Paesi e che «non sono disponibili ad andare al di là di quanto previsto dall’ordinamento», hanno affermato le fonti, spiegando come la litigiosità evocata dagli 007 di Londra sia «una valutazione datata» in quanto relativa al periodo precedente o immediatamente successivo alla profonda riforma delle due agenzie Aise e Aisi. Una riforma che ha necessitato di un «complesso periodo di adattamento».
Le rivelazioni del Guardian, più in generale, gettano però una luce diversa sull’intero scandalo Datagate facendo in qualche modo da sponda alle parole del direttore della National Intelligence americana, James Clapper, che al Congresso aveva tacciato di ipocrisia le accuse dell’Europa agli Usa, nonché a quelle del capo della Nsa Keith Alexander, che aveva sottolineato come fossero gli stessi partner del Vecchio Continente a fornire agli Usa informazioni sui cittadini europei. Di certo, dopo il Datagate, nulla sarà come prima. Secondo la stampa tedesca, Berlino e Washington starebbero per concludere un accordo di «non spionaggio reciproco» che partirebbe dal 2014, mentre oggi Germania e Brasile hanno chiesto all’Assemblea generale dell’Onu di adottare una bozza di risoluzione per per arginare «l’invadenza» della sorveglianza elettronica svelata dal Datagate.
Una sorveglianza sulla quale il Guardian e il New York Times, condividendo i “leaks” di Snowden, hanno oggi tracciato un quadro esaustivo, spiegando come tra i leader spiati figurino anche il segretario dell’Onu Ban Ki-moon e l’ayatollah iraniano Alì Khamenei e dando così nuovi dati sul «lato oscuro» della Nsa. Un lato oscuro che, con le rivelazioni di oggi, vede anche l’Europa protagonista in un “Grande fratello” dove vittime e carnefici sembrano ora confondersi in un quadro sempre più caotico e inquietante.
La rete svelata dalle informazioni sottratte da Snowden si sarebbe sviluppata 5 anni fa e prevedrebbe un monitoraggio delle comunicazioni telefoniche e di internet effettuato sia con intercettazioni dirette sia sulla base di relazioni segrete con le compagnie di comunicazione. L’alleanza, definita dal Guardian «elastica ma crescente», avrebbe così permesso all’intelligence di un Paese di coltivare «legami» con le compagnie di un altro Paese per facilitare quella che i documenti definiscono una «pesca a strascico» di dati sul web. Pesca nella quale la britannica Gchq avrebbe avuto un ruolo guida nel consigliare i partner su come aggirare le leggi nazionali che restringono i poteri di sorveglianza dell’intelligence.
Ma gli ultimi “leaks” svelano anche «la frustrazione» degli 007 britannici nei confronti dei loro colleghi italiani, definiti «litigiosi» e «incapaci o non disposti a collaborare tra loro» a dispetto dell’intelligence degli altri Paesi coinvolti nella rete. Il Gchq, secondo i dati riportati dal Guardian, avevano in realtà chiesto all’Aisi di collaborare, trovando tuttavia responso negativo. «Gli italiani sembravano entusiasti ma ostacoli legali potrebbero aver impedito loro di impegnarsi», è scritto nei documenti ai quali, in serata, hanno replicato fonti dell’intelligence italiana. I documenti di Snowden chiariscono che i servizi italiani «sono più garantisti» di quelli di altri Paesi e che «non sono disponibili ad andare al di là di quanto previsto dall’ordinamento», hanno affermato le fonti, spiegando come la litigiosità evocata dagli 007 di Londra sia «una valutazione datata» in quanto relativa al periodo precedente o immediatamente successivo alla profonda riforma delle due agenzie Aise e Aisi. Una riforma che ha necessitato di un «complesso periodo di adattamento».
Le rivelazioni del Guardian, più in generale, gettano però una luce diversa sull’intero scandalo Datagate facendo in qualche modo da sponda alle parole del direttore della National Intelligence americana, James Clapper, che al Congresso aveva tacciato di ipocrisia le accuse dell’Europa agli Usa, nonché a quelle del capo della Nsa Keith Alexander, che aveva sottolineato come fossero gli stessi partner del Vecchio Continente a fornire agli Usa informazioni sui cittadini europei. Di certo, dopo il Datagate, nulla sarà come prima. Secondo la stampa tedesca, Berlino e Washington starebbero per concludere un accordo di «non spionaggio reciproco» che partirebbe dal 2014, mentre oggi Germania e Brasile hanno chiesto all’Assemblea generale dell’Onu di adottare una bozza di risoluzione per per arginare «l’invadenza» della sorveglianza elettronica svelata dal Datagate.
Una sorveglianza sulla quale il Guardian e il New York Times, condividendo i “leaks” di Snowden, hanno oggi tracciato un quadro esaustivo, spiegando come tra i leader spiati figurino anche il segretario dell’Onu Ban Ki-moon e l’ayatollah iraniano Alì Khamenei e dando così nuovi dati sul «lato oscuro» della Nsa. Un lato oscuro che, con le rivelazioni di oggi, vede anche l’Europa protagonista in un “Grande fratello” dove vittime e carnefici sembrano ora confondersi in un quadro sempre più caotico e inquietante.
Datagate: Snowden, la “talpa”, soddisfatto delle rilevazioni
Edward Snowden ritiene di aver vinto. È
soddisfatto del terremoto che ha causato con le sue rivelazioni sul
programma di massiccia sorveglianza elettronica realizzato dalla
National Security Agency, la Nsa. “Per me, in termini di soddisfazione personale, la missione è già compiuta“, ha detto in una lunga intervista al Washington Post. “Io
ho già vinto. Da quando i giornalisti sono stati in grado di scrivere,
tutto ciò che ho tentato di fare si è concretizzato. Perchè io non
volevo cambiare la società. Io volevo dare la possibilità alla società
di decidere se cambiare se stessa“, ha affermato la cosiddetta talpa del Datagate.
Dopo mesi di rivelazioni Snowden ha affermato che “il giuramento di fedeltà non è un giuramento di segretezza”, perchè “è un giuramento alla Costituzione”. “È un giuramento che ho mantenuto, e che Keith Alexander e James Clapper no“, ha aggiunto, riferendosi al direttore della National Security Agency e al direttore della National Intelligence. “Io
non sto cercando di demolire la Nsa, io sto lavorando per
migliorarla…Sto ancora oggi lavorando per la Nsa. Loro sono gli unici
che non se ne sono accorti”, ha detto. Ogni giorno, a Mosca,
continua a seguire gli sviluppi del dibattito che ha innescato, che ha
raggiunto il Congresso e le cancellerie dei maggiori Paesi del mondo, ha
affermato.
Crisi: migliaia di greci riconsegnano targa auto
A causa della crisi economica che ormai da sei anni perdura in
Grecia, migliaia di automobilisti stanno facendo la fila in questi
giorni davanti agli sportelli degli uffici della motorizzazione o del
fisco per riconsegnare le targhe dei loro veicoli ed evitare così di
pagare la costosa tassa di circolazione per l'anno prossimo. Le Tv
greche dedicano molto spazio alla vicenda e trasmettono le immagini
delle persone in fila con le targhe in mano che ammettono davanti alle
telecamere di non potersi più permettere di pagare alcune centinaia di
euro di tassa sull'auto. Imposta che supera i 1.000 euro per le macchine
di lusso.
"Solo quest'anno sono stati circa 70.000 gli automobilisti che hanno riconsegnato le targhe dei loro veicoli", ha detto Charis Theocharis, un funzionario del ministero delle Finanze. Naturalmente i furbi non mancano mai e c'è sempre chi, dopo aver riconsegnato le targhe vere, applica sulla propria autovettura targhe false. Come ha fatto Michalis Liapis, 60 anni, ex ministro dei Trasporti e della Cultura nei precedenti governi di Costas Karamanlis (Nea Dimokratia), fermato martedì scorso dalla polizia stradale alla periferia di Atene per un controllo di routine mentre guidava un Suv con targhe false appunto per non pagare la tassa di circolazione né l'assicurazione. I redditi dei lavoratori greci, come confermano studi condotti dai maggiori sindacati greci, sono diminuiti di circa il 40% dal 2009 mentre, secondo i rivenditori di auto, dallo stesso anno sono state riconsegnate le targhe di almeno un milione di autoveicoli. In forte sofferenza anche il mercato automobilistico ellenico: sempre secondo i concessionari di auto, nel periodo gennaio-novembre di quest'anno sono state registrate solo 55.000 mila nuove immatricolazioni con un calo delle vendite del 40% rispetto allo stesso periodo del 2012, il picco più basso fra tutti i Paesi dell'Ue.
fonte ansa
"Solo quest'anno sono stati circa 70.000 gli automobilisti che hanno riconsegnato le targhe dei loro veicoli", ha detto Charis Theocharis, un funzionario del ministero delle Finanze. Naturalmente i furbi non mancano mai e c'è sempre chi, dopo aver riconsegnato le targhe vere, applica sulla propria autovettura targhe false. Come ha fatto Michalis Liapis, 60 anni, ex ministro dei Trasporti e della Cultura nei precedenti governi di Costas Karamanlis (Nea Dimokratia), fermato martedì scorso dalla polizia stradale alla periferia di Atene per un controllo di routine mentre guidava un Suv con targhe false appunto per non pagare la tassa di circolazione né l'assicurazione. I redditi dei lavoratori greci, come confermano studi condotti dai maggiori sindacati greci, sono diminuiti di circa il 40% dal 2009 mentre, secondo i rivenditori di auto, dallo stesso anno sono state riconsegnate le targhe di almeno un milione di autoveicoli. In forte sofferenza anche il mercato automobilistico ellenico: sempre secondo i concessionari di auto, nel periodo gennaio-novembre di quest'anno sono state registrate solo 55.000 mila nuove immatricolazioni con un calo delle vendite del 40% rispetto allo stesso periodo del 2012, il picco più basso fra tutti i Paesi dell'Ue.
fonte ansa
Unicef, ogni anno 3 mln bambini muoiono per malnutrizione
Ogni giorno 18 mila bambini sotto i cinque anni nel mondo muoiono per
cause prevenibili. Circa la metà di queste morti - circa 3 milioni in
totale ogni anno - sono legate a malattie comuni che la malnutrizione
rende letali. Non necessariamente si muore di fame per mancanza di cibo;
molto spesso invece per il protrarsi di una dieta povera, scarsamente
proteica, priva di vitamine e micronutrienti essenziali. In un bambino
piccolo, soprattutto nei primi mille giorni di vita considerati cruciali
per la sua sopravvivenza e il suo sviluppo, l'assenza di una corretta
nutrizione si trasforma in malnutrizione. Se a questa, non curata
adeguatamente, si unisce una malattia tipica dell'infanzia o
un'infezione, il rischio di morte aumenta in modo esponenziale.
Per questo Natale, l'Unicef lancia una campagna dal titolo 'IL CENONE DI NATALE PIU' GRANDE DEL MONDO' in cui chiede di sostenere i progetti per la fornitura di alimenti terapeutici salvavita per bambini ed adolescenti. La nutrizione terapeutica di emergenza si basa sulla somministrazione di un alimento pronto all'uso (il RUTF, 'ready to use therapeutic food'). Si tratta di bustine contenenti, fra l'altro, composto di farina di arachidi, zucchero, grassi vegetali, acido folico, sali minerali, vitamine. Una confezione da 92 grammi fornisce circa 500 calorie. I bambini possono succhiarlo direttamente dalla confezione evitando di toccarlo con le mani sporche. Attraverso questo alimento, l'Unicef riesce a curare i bambini dalla malnutrizione cronica.
fonte ansa
Per questo Natale, l'Unicef lancia una campagna dal titolo 'IL CENONE DI NATALE PIU' GRANDE DEL MONDO' in cui chiede di sostenere i progetti per la fornitura di alimenti terapeutici salvavita per bambini ed adolescenti. La nutrizione terapeutica di emergenza si basa sulla somministrazione di un alimento pronto all'uso (il RUTF, 'ready to use therapeutic food'). Si tratta di bustine contenenti, fra l'altro, composto di farina di arachidi, zucchero, grassi vegetali, acido folico, sali minerali, vitamine. Una confezione da 92 grammi fornisce circa 500 calorie. I bambini possono succhiarlo direttamente dalla confezione evitando di toccarlo con le mani sporche. Attraverso questo alimento, l'Unicef riesce a curare i bambini dalla malnutrizione cronica.
fonte ansa
A Natale nove italiani su dieci a casa
Gli italiani spenderanno 97 euro per imbandire le tavole del pasto
più importante del Natale che il 92% consumerà a casa propria con
parenti o amici. E' quanto emerge da un'analisi Coldiretti che mette in
evidenza come il tradizionale pranzo e cenone di Natale quest'anno sarà
all'insegna della riscoperta dei piatti del passato, con preparazione
casalinga delle ricette della tradizione prevalentemente con i prodotti
del territorio locali e made in Italy; al ristorante andrà appena il 3%
degli italiani.
Nel dettaglio, sottolinea la Coldiretti, il 16% delle famiglie spenderà dai 30 ai 50 euro, il 41% tra i 50 e i 100 euro, il 30% tra i 100 e i 200 euro e una minoranza del 6% si manterrà sopra i 200 euro. Il 57% degli italiani prevede di spendere come lo scorso anno per la tavola di Natale, mentre il 25% pensa di tagliare fino alla metà della spesa e solo per il 4% il budget per pranzi e cenoni sarà meno della metà dello scorso anno. Al contrario, precisa la Coldiretti, c'è un 12% che prevede di spendere di più per il menu della festa più importante dell'anno.
fonte ansa
Nel dettaglio, sottolinea la Coldiretti, il 16% delle famiglie spenderà dai 30 ai 50 euro, il 41% tra i 50 e i 100 euro, il 30% tra i 100 e i 200 euro e una minoranza del 6% si manterrà sopra i 200 euro. Il 57% degli italiani prevede di spendere come lo scorso anno per la tavola di Natale, mentre il 25% pensa di tagliare fino alla metà della spesa e solo per il 4% il budget per pranzi e cenoni sarà meno della metà dello scorso anno. Al contrario, precisa la Coldiretti, c'è un 12% che prevede di spendere di più per il menu della festa più importante dell'anno.
fonte ansa
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