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mercoledì 3 ottobre 2012

Il piano di Milano-Bicocca per ridurre l'impronta di carbonio

L'Università di Milano-Bicocca ha dato il via a un piano “green” per ridurre le emissioni di Co2 prodotte dalle attività dell'ateneo del 10-12% e di conseguenza ottenere un risparmio sui costi energetici. Il piano di “carbon management” universitario, tra i primi in Italia, durerà due anni e utilizzerà un finanziamento di 90mila euro approvato dal CdA.
L'implementazione del piano coinvolgerà direttamente le risorse interne dell'ateneo. Per valutare la “carbon footprint” prodotta dalle attività dell'Università, e di conseguenza progettare un adeguato piano di risanamento energetico, verrà impiegato un team di studiosi che provengono dal Centro di Ricerca Universitario Polaris, del dipartimento di Scienze dell’Ambiente e del Territorio e di Scienze della Terra, in collaborazione con il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale.
“Abbiamo sempre investito molto su innovazione, ricerca e tecnologia – ha affermato il rettore Marcello Fontanesi – per questo continuare a farlo anche sulla nostra politica di sostenibilità ambientale, sociale ed economica e, in particolare, sulla sostenibilità energetica, significa proseguire su una strada già delineata”:
Tra Milano e Monza il campus della Bicocca raccoglie 25 edifici, 192 aule didattiche, circa 600 laboratori di ricerca e centinaia di uffici. Le attività di monitoraggio sulle strutture riguarderanno gli aspetti più svariati, dai consumi energetici degli spazi e dei servizi al sistema di smaltimento dei rifiuti, della mobilità interna ed esterna all'Ateneo, e della gestione delle acque. In concomitanza, verranno realizzate indagini per comprendere meglio le abitudini legate ai consumi energetici degli edifici e sviluppati percorsi formativi – per personale e studenti – al fine di introdurre un insieme di “best practices”: dallo spegnimento corretto di pc e lampade alla riduzione degli sprechi su stampa e fotocopie.
Negli scorsi mesi è stata già effettuata un'attività sperimentale di misurazione della carbon footprint in uno degli edifici (l'U7) dell'Università. I risultati hanno permesso di comprendere quanto i singoli elementi agiscano in proporzione sull'impronta complessiva: su un totale di circa 1700 tonnellate annue di Co2, la massima incidenza è data dall'areazione (37% di Co2), seguita da riscaldamento e raffrescamento (17%) e da illuminazione e servizi generali (12%). La base offerta da questi dati rivela l'orientamento di intervento dell'Ateneo, non legato a cambiamenti strutturali ma a miglioramenti gestionali, per dimostrare – come sottolinea il Direttore amministrativo Candeloro Bellantoni - “come sia possibile ridurre le emissioni inquinanti e ottenere al tempo stesso un consistente risparmio economico, considerato che il costo dell’energia del solo edificio U7 è di circa 600 mila euro all’anno”.

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