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venerdì 22 giugno 2012

Confronto Imu-Ici per gli affitti: l'acconto aumenta dal 300-500 fino al 2.330%

L’Ufficio studi della Confedilizia ha analizzato la differenza fra l'acconto dovuto ai fini Ici e quello ai fini Imu per gli immobili locati, con l’esempio un immobile medio nei capoluoghi di Regione.
Nel confronto si considera solo l'acconto, realizzato calcolando, per l'Ici, l'aliquota applicabile nel 2011, nei singoli Comuni, agli immobili locati con contratti 'liberi' (4+4) e con contratti 'concordati' (a canone calmierato) e, per l'Imu, l'aliquota di base prevista dalla legge, pari al 7,6 per mille.
Rispetto all’Ici, dunque, aumenti di imposta, solo per l’acconto, del 300, del 500 fino al 2.330%. Dalla nota pubblicata da Confedilizia, si ha la conferma che “è quindi evidente che gli aumenti che si determinano in sede di acconto saranno ancora più rilevanti al momento del saldo qualora le amministrazioni comunali deliberino, come in alcuni casi è già avvenuto, aliquote superiori al 7,6 per mille, fino alla misura massima del 10,6 per mille”.
Secondo il presidente Corrado Sforza Fogliani, “anche solo il confronto tra acconti indica che l'imposta va assolutamente ripensata, e al più presto. Il rimedio immediato è quello di abbandonare l'Imu sperimentale introdotta nello scorso dicembre e tornare all'Imu originaria, così salvando anche la locazione dalla fine alla quale viene condannata dall'aggravio di quest'anno, incompatibile con una minima redditività degli immobili locati”.

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