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mercoledì 25 luglio 2012

A quanto danno l'Italia fallita?

Dopo l'ennesimo lunedì nero trascorso a rincorrere la salita dello spread e il crollo delle Borse, il futuro dell'Europa appare sempre più incerto. Ma dove c'è incertezza, c'è azzardo. E dove c'è azzardo, ci sono le scommesse.

I bookmaker anglosassoni, che lo sanno benissimo e hanno una legislazione che - contrariamente a quella italiana - consente libero spazio alla fantasia, non si sono lasciati scappare l'occasione. Così hanno iniziato a dare le quote, e accettare le puntate sul requiem alla moneta unica.

Le notizie, per l'Italia, non sono confortanti: secondo William Hill, uno dei principali bookmaker del Regno Unito, dalla fine di maggio a oggi le probabilità che il nostro sia il primo Paese a uscire dall'eurozona sono aumentate, e non di poco. Allora, con lo spread tra 430 e 460, scomettere dieci euro sull'uscita dell'Italia dall'euro per prima ne fruttava - in caso di vittoria - 130. Oggi che è ritornato sopra quota 500, solamente 80. Il che significa che se a maggio c'era appena il 7,7 per cento di probabilità di vincere, oggi gli scommettitori ne assegnano una pari al 12,5 per cento.

Anche più bassa la quota accettata dalle concorrenti Ladbrokes e Paddy Power, che pagherebbero una scommessa dello stesso importo sull'Italia fuori dall'euro entro la fine dell'anno dieci euro in meno, cioè 70.

Esclusa Paddy Power, che non la considera, prima candidata in lista per la rottura con l'Euro è sempre la Grecia. Sempre a maggio, Landbrokes aveva perfino deciso di non accettare più scommesse che riguardassero la sua permanenza tra i Paesi della moneta comune. Oggi, dopo ripetute revisioni al ribasso della quota, puntare 10 euro ne frutta appena due di guadagno netto.

Poi c'è la Spagna, data tra le quattro e le cinque volte la posta. E l'Italia, terza.

Le pur fragili Irlanda o Portogallo sono lontanissime: a 21, secondo William Hill. La Germania è ben più sicura, dato che per ogni euro puntato ne frutta 26 in caso di un'uscita dall'Euro per prima. E il rischio è diminuito: a maggio, infatti, una vittoria ne valeva solamente 17. La quota pagata ancora oggi da Landbrokes.

Quanto alla Grecia, su William Hill si può scommettere sulla sua uscita dall'euro entro la fine del 2012: paga più oggi (tre volte la posta) che due mesi fa (1,83).

E il futuro della moneta unica? I bookmaker di William Hill ritengono più probabile (pagando 1,44 contro 2,62 per la scelta contraria) che sarà ancora in vigore come tale al 31 dicembre 2015. Per lo stesso orizzonte temporale, Paddy Power paga invece cinque volte la posta iniziale il suo decesso. Ma la quota raddoppia per la fine 2012, segno che è ritenuto più plausibile uno scenario di dissoluzione lenta rispetto a uno di esplosione improvvisa.

Ma a motivare in parte i dubbi sulla tenuta dell'euro è anche la politica. E, tra la minaccia di un possibile ritorno di Silvio Berlusconi e i litigi del centrosinistra in vista delle possibili primarie di coalizione, tra lo spettro di un Monti-bis e quello di una 'iperdemocrazia' a Cinque Stelle, l'incertezza regna anche sulla corsa a Palazzo Chigi alle prossime elezioni - di cui, peraltro, è incerta anche la data.

A uscire per prima allo scoperto è stata Unibet.com, ma i numeri forniti all'Espresso da William Hill non si discostano di molto. Per entrambi i bookmaker l'investimento più sicuro è quello in Pierluigi Bersani, dato rispettivamente a 1,60 e 1,40. In soldoni: investendo 10 euro, in caso di vincita, se ne riscuoto 16 con Unibet e 14 con William Hill. «Una quota troppo bassa», commenta Alessandro Allara, direttore della comunicazione di Paddy Power Italia, «ingiocabile senza sapere se Di Pietro sarà nella coalizione di Bersani, o che farà Casini». Certo, se entrambi fossero della partita la quota «sarebbe interessante. Oggi, no».

E il Cavaliere? Gli scommettitori non sembrano credere davvero in un suo ritorno vittorioso, assegnandogli quote ben più alte rispetto a quelle dell'attuale leader Pd: 4,50 Unibet, 3,50 William Hill. Tradotto in percentuale, significa che le chance di Berlusconi di vincere la prossima tornata elettorale sono rispettivamente ferme al 22,5 per cento e al 28,5 per cento.

 Tradotto ancora, questa volta con un parallelo sportivo? «Mi viene in mente il campionato di calcio 2007-2008», risponde Mario Benaglio, senior manager per marketing e comunicazione di Betfair. «Allora l'Inter pagava 1,4 e la Roma 4». Finì come sappiamo, con l'Inter prima e la Roma seconda. Stesse quote anche per la finale da poco disputata di Wimbledon, con Roger Federer e Andy Murray staccati dalla stessa distanza che separa i leader di centrosinistra e centrodestra. Berlusconi, dunque, dovrebbe avere più fortuna dei giallorossi e di Murray per fare ritorno a Palazzo Chigi. Molta più fortuna, dato che secondo Allara per essere realmente appetibile il trionfo del Cavaliere dovrebbe pagare di più, almeno 5,5-6 volte la posta iniziale. «Sopra il 7 la gente inizierebbe a giocarlo forte», dice. Ottenere le quote delle cosiddette «novelty bet», o scommesse non sportive riguardanti costume, società e gossip, è complesso. La statistica gioca un ruolo importante, spiegano gli esperti, ma non solo: si valuta l'evolversi dei sondaggi, certo, ma c'è una buona dose di brainstorming tra gli esperti di politica arruolati dalle società per evitare di trovarsi a dispensare soldi facili. Eppure le quote finora raccolte sono corrette in termini matematico-statistici, afferma Allara, che infatti riesce a predire la quota del terzo incomodo. Che, per Unibet, è Luca Cordero di Montezemolo, mentre per William Hill è Beppe Grillo. Per entrambi, in caso di vittoria, il giocatore porterebbe a casa otto volte la posta giocata. Per orientarsi torna nuovamente utile il parallelo calcistico, questa volta con Italia-Irlanda di Euro 2012. Le quote erano le stesse, con l'1 a significare la vittoria di Bersani, l'X quella di Berlusconi e il 2 quella dell'outsider. Ai leader di Italia Futura e del Movimento 5 Stelle il compito di fare meglio dei ragazzi di Trapattoni.

Staccatissimi tutti gli altri. Per Unibet, Di Pietro, Vendola e Casini hanno la stessa - scarsa - probabilità di diventare presidente del Consiglio; la scommessa paga 15 volte la posta. Fini è a 25, Maroni a 40. Alfano, fino a qualche settimana fa l'erede designato del Cavaliere, dopo l'appoggio incondizionato al suo capo è dato addirittura a 50. Basse anche le chance di rivedere Mario Monti alla guida del governo che uscirà dalle urne nel 2013: a giocarci 10 euro con William Hill, se ne vincerebbero ben 200.

Ci sono poi i bookmaker di Ladbrokes, che rivelano all'Espresso di non considerare nemmeno i rivali di Berlusconi. E puntano a raccogliere giocate sulla semplice domanda: può il Cavaliere ritornare presidente del Consiglio prima della fine del 2015? Al momento, una risposta affermativa è pagata cinque volte la posta iniziale. Perché non accettare scommesse sugli altri candidati? «Ai nostri clienti interessa davvero puntare sul solo Berlusconi», risponde Alex Donohue, addetto alle pubbliche relazioni di Ladbrokes. E' lui, insomma, a catalizzare un flusso di denaro che comunque, secondo gli esperti, rappresenta appena un valore totale di circa un centesimo rispetto a quello delle scommesse sportive, per esempio su un big match di serie A. Resta da comprendere la scelta dell'orizzonte temporale, la fine del 2015. «La lettura è doppia», spiega Benaglio. «Viene considerata o l'elezione diretta nel 2013 o, se Berlusconi non dovesse farcela, si pensa ci sia la possibilità che i vincitori non riescano a governare e che dunque possa vincere le successive elezioni anticipate. Un po' quello che successe nel 2006», conclude Benaglio, «quando vinse Prodi ma dopo due anni si andò di nuovo a elezioni. E la spuntò Berlusconi». In altre parole, «secondo i bookmaker c'è il 20% di possibilità che vinca in una doppia tornata».

Attualmente nessuna scommessa di questo tipo è accettata nel circuito italiano, regolato dall'AAMS, l'Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato. Ma non è detto che in un futuro anche prossimo le cose non cambino. Soltanto lo scorso 17 luglio, infatti, la Commissione Europea ha dato il via libera a un decreto che prevede l'apertura del palinsesto. Che non dovrebbe riguardare le scommesse su elezioni politiche. Ma non tutti la pensano allo stesso modo: «Non sono espressamente vietate», dice Allara. Prima di concludere rivelando una chiara deformazione professionale: «Anche se la strada è in salita, non scommetterei che non potremo farle».

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