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lunedì 30 luglio 2012

Aeg High Tension Factory

Berlino- germania

Progettista Peter Behrens
Periodo di costruzione 1909 - 1910
Tipo di costruzione
Sistema costruttivoacciaio - vetro - calcestruzzo
Contesto urbano
Stile moderno
La Fabbrica di materiali per l'alta tensione dell'AEG (conosciuta anche come Turbinenfabrik) di Berlino, in Germania, venne alla luce in poco meno di un anno - 1909/1910 - su progetto di Peter Behrens, l'architetto che ricoprì la carica di consulente artistico per l’industria AEG a Berlino dal 1907 al 1914, con compiti che spaziavano dal design della carta da lettera e di prodotti industriali alla progettazione architettonica.
La progettazione della fabbrica di turbine AEG a Berlino richiese poco meno di sei mesi. Altrettanto breve fu la sua realizzazione: fatto questo inusitato trattandosi di una struttura prevalentemente in metallo che notoriamente richiede elevata precisione nella progettazione esecutiva e nella costruzione.
E' da specificare che Peter Behrens figurò soprattutto in qualità di designer e consulente, lavorando al fianco di altri attori della costruzione, che furono Karl Bernhard, come responsabile progettista, ed Oskar Lasche, direttore alla produzione, che ne specificò accuratamente le funzioni.
Si trattava di un ben concepito edificio per la grande industria, singolare dal punto di vista pratico così come da quello architettonico.
Il disegno originario prevedeva una sala dalla notevole lunghezza di 207 metri, a circoscrivere l'intero blocco stradale, ed un'ampiezza di 39,3 metri, con uno spazio edificato che doveva essere di 151.500 metri cubici. Tuttavia, inizialmente, la costruzione fu completata con una lunghezza di 127 metri per essere consegnata all'inizio di ottobre del 1909 all'azienda, che ne aveva sollecitato l'ultimazione, al fine di avviare la costruzione di turbodinamo di cui c'era, allora, grande richiesta.

I requisiti dimensionali dell'edificio furono definiti soprattutto dalla direzione tecnica dell'AEG, in particolare dal direttore della produzione Oskar Lasche, che voleva, inoltre, un forte aumento della produzione.
Karl Bernhard, risolse i complessi problemi tecnici centrati attorno alla funzione del carro ponte.
Behrens, nelle prime fasi, si occupò essenzialmente dell'immagine architettonica esterna. Egli lasciò un'accurata descrizione della Turbinenfabrik contenuta negli Mitteilungen des Rheinischen Vereins für Denkmalpflege und Heinmatschutz del 1910, secondo cui l'edificio, nel suo complesso, risulta formato da un capannone principale e da uno laterale di due piani con seminterrato, le cui rispettive altezze sarebbero determinate dalla posizione delle gru, collocate in alto per necessità di impiego. La struttura portante dell'edificio, viene descritta come formata da 22 montanti in ferro sistemati ad una distanza di 9,22 metri, così stabilita per consentire lo sbocco dei binari della ferrovia direttamente nel capannone. Per il capannone laterale sono stati disposti montanti intermedi, mentre il capannone principale è sormontato da un lucernario utilizzato anche dall'aereazione dall'interno.
Le superfici esterne, il rilievo delle pilastrature, il timpano con il logo AEG in facciata divennero gli obiettivi perseguiti da Behrens.
Behrens volle evidenziare, all'esterno, il ruolo di luogo della produzione meccanizzata seriale.
Sul lato della Berlichingenstrasse pose in primo piano la struttura portante verticale, gli enormi pilastri cerchiati.
Le grandi finestrature, arretrate rispetto ai pilastri, ponevano in risalto la funzione costruttiva degli elementi architettonici.
A riguardo della facciata Bernhard scrive che era stata "realizzata semplicemente con ciò che è direttamente prodotto dalla tecnica". Ma la facciata, quella con il logo AEG, fu uno dei motivi di contrasto fra Bernhard e Behrens, il quale non volle che si rinunciasse alla sua artisticità pur a costo di una certa artificiosità del prospetto.
All''interno, la costruzione era strutturata in modo da ottimizzare una sistemazione ordinata delle apparecchiature e da favorire un ritmo lavorativo scorrevole. Niente angoli, nè pareti divisorie, nè cellule, tutto era aperto alla vista. I banchi da lavoro con gli strumenti e le macchine che, in costruzione, erano allineati a destra e a sinistra dei corridoi tenuti scrupolosamente puliti. Il trasporto interno, nella sala, effettuato in alto, a soffitto da gru scorrevoli. Nessuna catena di trasmissione ad ostacolare il traffico interno, poiché ogni macchinario per la lavorazione aveva un motore autonomo e poteva quindi essere portato vicino all'oggetto da lavorare.

Dal punto di vista strutturale, la Turbinenfabrik fu un'architettura di particolare importanza per la capacità della stessa di sopportare carichi eccezionali indotti dai vari tipi di macchinari, così come dalla neve sulle coperture e dal vento sulle pareti verticali esterne.


Curiosità

La collaborazione di Behrens con l'AEG (Allgemeine Elektricitàts Gesellschaft), cominciò nel 1907 quando questa si trovò di fronte alla necessità di risolvere alcuni problemi promozionali dovuti alla grande concorrenza, da cui differenziarsi, e, soprattutto, di una produzione fin troppo variegata che richiedeva di essere uniformata da un'immagine forte.
Per l'AEG, Behrens disegnò ogni cosa: dal redesign del logotipo ai cataloghi, dai manifesti agli stampati promozionali. Disegnò persino gli oggetti della produzione, dalle lampade stradali ai bollitori elettrici, dai padiglioni espositivi ai corpi di fabbrica, fino a questa celebre "Turbinenfabrik" di Berlino.
Quello affrontato da Peter Behrens in Germania tra il 1907 ed il 1910, è il primo caso di "corporate image ".La sua evoluzione professionale, da pittore a designer ad architetto, e la sua vasta e varia produzione, gli consentirono un lavoro a 360 gradi per l'AEG. Cominciando dal disegno delle copertine di due riviste aziendali, di una serie di opuscoli, di manifesti, di bollettini d'informazione sulle lampade a filamento metallico e tre differenti logotipi, egli si era quindi dedicato alla progettazione dei padiglioni espositivi, dei negozi e degli stands fieristici itineranti, per completare il suo programma di riorganizzazione con l'edificazione di quartieri residenziali per gli operai dell'azienda.

Note

Riguardo la facciata con il logo AEG, prospicente alla Huttenstrasse, Behrens volle che, oltre all'acciaio ed al vetro, fosse impiegato anche il calcestruzzo come materiale di riempimento per le superfici maggiori. Qui, in corrispondenza del frontone principale, la continuazione della parete longitudinale è stata realizzata completamente in calcestruzzo e solo per dare a queste superfici l'aspetto di pilastri angolari portanti, anche a queste è stata data l'inclinazione delle superfici in vetro della parte longitudinale.
Le superfici in calcestruzzo dei pilastri d'angolo sono state interrotte con dei profili metallici, cosa proposta dall'autore, per non soffocare completamente la costruzione in acciaio.

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