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martedì 28 febbraio 2012

Metodo Di Bella, piovono ricorsi

È effetto domino. Da Bari a Lecce, si moltiplicano i ricorsi degli ammalati di cancro che chiedono ai giudici di condannare le Asl al rimborso delle spese sostenute per sottoporsi alla cura Di Bella. In Puglia sembra di essere tornati indietro di 15 anni, alla fine degli anni Novanta, quando da tutta Italia, ma persino dall'estero, centinaia di persone raggiungevano Maglie per depositare il proprio ricorso. All'epoca c'era un pretore, Carlo Madaro, oggi avvocato, che aveva firmato la prima rivoluzionaria ordinanza che imponeva al sistema sanitario «l'erogazione immediata e gratuita dei farmaci del trattamento Di Bella». La storia, oggi, si ripete: il caso raccontato dal Corriere del Mezzogiorno domenica scorsa, del barese ammalato di cancro al sangue al quale il giudice del Lavoro ha riconosciuto il diritto alla cura gratuita, non è l'unico. Si è creato un effetto a catena, a Lecce, proprio l'avvocato Madaro, l'ex pretore, ha presentato una nuova istanza d'urgenza per un paziente salentino; a Bari, invece, il Tribunale ha accolto un secondo ricorso ex articolo 700, concedendo «l'erogazione immediata e gratuita dei farmaci del trattamento Di Bella». Inutile dire che, anche in questo caso, l'Asl barese ha annunciato che la battaglia legale proseguirà in appello.

Insomma, c'è fermento attorno ad una vicenda che sembrava essere stata archiviata, dopo che l'Istituto superiore della sanità (Iss) aveva bocciato la terapia anti cancro, giudicandola inefficace. Ma, nonostante le sperimentazioni ufficiali siano fallite e la comunità scientifica abbia bocciato senza appello il cocktail di medicinali, i magistrati baresi continuano a riconoscere il diritto del paziente a curarsi, a carico del sistema sanitario pubblico, con il metodo Di Bella. La cura, però, è fuori dal protocollo e i farmaci necessari sono esclusi dal prontuario del ministero. Ragion per cui, è il ragionamento dei dirigenti dell'Asl, il sistema sanitario non potrebbe farsi carico delle spese. Non è, però, solo un problema economico: la stragrande maggioranza dei medici non crede all'efficacia e alla bontà della terapia. «Sono state messe in moto, per l'ennesima volta, aspettative dannose», è il commento del presidente dell'Ordine dei medici di Bari, Filippo Anelli. «Se la scienza dice che la terapia è inefficace - si chiede Anelli - che senso ha creare false speranze?». La decisione dei giudici metterebbe in difficoltà gli stessi camici bianchi, che - stando alle regole - dovrebbero astenersi dal sottoporre i pazienti alla cura. «L'anno scorso un medico barese fu sanzionato dalla commissione disciplinare proprio per questo motivo», ricorda il presidente dell'Ordine. Ma, ribattono gli ammalati, sussistono «anche ordinanze dei giudici alle quali dare seguito». La partita è aperta.

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