Una decisione maturata all'indomani del lungo atto istruttorio tenutosi davanti al procuratore aggiunto Alberto Caperna ed al sostituto Stefano Pesci, alla presenza del neo procuratore capo Giuseppe Pignatone. Cinque pagine di verbale nelle quali l'ex tesoriere, espulso dal Pd, ha ripercorso molte tappe della vicenda. Tra l'altro ha detto che ebbe l'incarico di investire nel migliore dei modi la liquidità del partito, costituita in gran parte da rimborsi elettorali, e di aver operato allo scopo di creare una serie di "posizioni finanziarie e/immobiliari di carattere fiduciario". "Dell'acquisto di immobili - ha aggiunto - peraltro alcuni sapevano. Preferisco non fare nomi perché so bene che nessuno di loro confermerebbe le mie parole". Al riguardo la procura ha precisato oggi che non corrisponde al contenuto dell'atto istruttorio la ricostruzione, riportata da vari organi di informazione, secondo la quale Lusi "avrebbe affermato che gli investimenti immobiliari e mobiliari da lui effettuati con i fondi della Margherita sarebbero stati concordati con i vertici". Finita la liquidità del partito - ha aggiunto l'indagato - gli "impieghi sarebbero stati dismessi, liquidati a vantaggio e nell'interesse della Margherita".
Quanto alle spese personali, Lusi ha affermato che al termine del proprio mandato avrebbe fatto un consuntivo tra quanto da lui speso e le spettanze che "ritengo mi competerebbero". Alla domanda se avesse concordato con qualcuno tali spettanze, il senatore ha detto di ritenere di non rispondere alla domanda. Un capitolo dell'interrogatorio è stato dedicato a quello che Lusi ha definito l'accordo, all'interno della Margherita, per la ripartizione dei fondi e delle spese tra Popolari (60%) e Rutelliani (40%) dopo la fusione tra Margherita e Ds.
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