A parte il fatto che la tassazione massima applicabile alle pensioni mi risulta che non sia superiore al 45% circa, considerando la progressività delle aliquote e anche le addizionali, e Dini non può non saperlo, viene da ragionare sulla pensione netta che ogni mese arriva nelle sue tasche e che dovrebbe essere pari ad almeno 22.000 euro.
Per quale motivo un pensionato, che ha lavorato tutta la vita per lo Stato o parastato, ha diritto a percepire 22.000 euro di pensione e un altro pensionato, che fa parte dello stesso Stato, che ha lavorato tutta la vita, magari con difficoltà superiori, deve vivere, se fortunato, con 1.000 euro al mese?
Perché altri soggetti devono vivere con 500 euro al mese?
Cosa ne fa un pensionato di 22.000 euro al mese? Mangia tutti i giorni secchiate di caviale? Compra un’abitazione all’anno per stringenti esigenze personali?
Ipotizziamo di dare a Dini un importo che gli consenta di vivere la vecchiaia dignitosamente, che possiamo definire in 5.000 euro al mese. Saranno sufficienti? Penso di si.
Con i 17.000 euro mensili risparmiati potremmo aumentare la pensione di 170 euro a 100 pensionati minimi, oppure di 85 euro a 200 pensionati minimi, oppure di 42,5 euro a 400 pensionati minimi. Per chi vive con cifre così basse, ricevere 50 o 100 euro al mese in più significa potersi riscaldare qualche ora in più, pagare la bolletta dell’acqua, della luce, etc.
Quanti pensionati “tipo Dini” esistono nel paese? Certo, non sono sufficienti per risolvere il problema delle pensioni, ma forse lo sono per far vivere con più dignità molte persone, che hanno anche loro i “diritti acquisiti” intoccabili: Il diritto ad una esistenza libera e dignitosa.
Questo dovrebbe essere l’unico diritto acquisito degno di tutela, diritto irrinunciabile che si acquisisce alla nascita.
Per tutti gli altri “diritti acquisiti” e intoccabili, persone indipendenti, con la schiena dritta e che pensano all’interesse generale, potranno sempre metterci mano.
Se nel frattempo qualche fortunato fruitore di questi benefici volesse fare obiezione di coscienza, dicendo pubblicamente che rinuncerà a buona parte dei “diritti acquisiti alle spalle degli altri”, e che farà di tutto per vivere con “soli” 4 o 5.000 euro al mese, avrà la nostra eterna gratitudine.
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