Per settembre si attende l’approvazione del “piano anti decibel” di Milano, città in cui si contano ben 140 zone a rischio acustico, che dovranno essere messe in regola. Le attività industriali, i tram, il traffico cittadino, le tangenziali adiacenti ad aree abitate e ospedali, sono queste solo alcune delle cause del grave problema di inquinamento da decibel milanese. Già la precedente giunta aveva avviato il progetto, che ora sarà completato. L’Amat, Agenzia per la mobilità del Comune, ha tracciato una mappa dettagliata del suono, da cui sono risultate 6 zone o classi acusticamente omogenee, con un limite di rumore. La prima classe ha la soglia più bassa, 50 decibel diurni (dalle ore 6 alle 22) e 40 notturni e è definita “area particolarmente protetta”, intermedia è la quarta, detta “area di intensa attività umana”, dove vive circa il 60% dei milanesi e dove i decibel consentiti di giorno sono 65 e di notte 55; infine l’ultima," l’area esclusivamente industriale” con 74 decibel durante le 24 ore del giorno.
Secondo le regole del piano, le industrie o attività artigianali dovranno essere almeno in classe 3, mai in 1 e 2 e tra una zona e l’altra non è consentito uno sbalzo di limiti superiore a 5 decibel. Successivamente all’approvazione del piano, inizierà la seconda fase, in cui è previsto il piano di risanamento acustico: entro 30 mesi dovranno essere applicati i metodi insonorizzanti o fonoassorbenti a quei luoghi che oltrepassano i limiti consentiti, per quanto riguarda strade e tram spetterà all’amministrazione correre ai ripari. Il Comune istituirà zone 30 temporanee, soprattutto in vicinanza di scuole, parchi o ospedali, dove vigerà l’obbligo dei 30 Km orari per le auto.Escluse dal piano sono le norme per i cantieri, le manifestazioni temporanee (come concerti a San Siro) e le autorizzazioni in deroga ai limiti di rumore (come le discipline sulla movida).
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