A renderlo noto è Confedilizia, che ha diffuso i dati relativi agli aumenti determinati in concreto dall’introduzione dell’Imu sperimentale sugli immobili concessi in locazione nei Comuni che risulta abbiano già approvato in via definitiva le relative aliquote.
I dati sono stati ottenuti prendendo in esame un immobile tipo nei vari Comuni sul quale è stata calcolata l’Ici dovuta nel 2011 e l’Imu dovuta per il 2012 e si evidenziano aumenti di imposta maggiormente pronunciati nel caso dei contratti “concordati”.
Il Comune dove l'effetto è stato quasi sbalorditivo è Forlì, dove per un immobile di categoria A2 classe 1 di cinque vani in locazione con contratto concordato la variazione dell'imposta causa un aumento del 3.037%, mentre a Parma la crescita è del 748%.
Altrettanto alti gli aumenti negli altri Comuni: lo stesso immobile preso in esempio precedentemente ma di categoria 2 a Siena si registra un aumento del 300% nel passaggio dall'aliquota Ici a quella Imu, a La Spezia del 636%, a Savona del 359%, a Castiglione della Pescaia del 204%, a Reggio Emilia del 143%, a Salerno del 140%, ad Alba del 113%, a Ferrara del 106%.
Aumenti più contenuti ma pur sempre superiori al 100% per gli immobili a contratto libero (4+4): per un cinque vani di categoria 2 gli aumenti sono compresi tra il 92% di Alba e 204% di Castiglione della Pescaia, passando per 142% di Parma e Savona, 119% di Reggio Emilia, 106% di Salerno e Ferrara e 92% di Alba.
Per lo stesso immobile di categoria 1, si registra un aumento del 129% a Siena e del 124% Forlì.
Nel pubblicare le tabelle, Confedilizia ricorda i due fattori principali di causa di tali incrementi: l'aumento del 60% della base imponibile dell'imposta, dovuto alla variazione del moltiplicatore della rendita catastale, e l’aumento dell’aliquota applicabile.
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